Pall Mall. La scelta di Santa Klaus.

7 Dic

Adoro le pubblicità vintage.

Soprattutto adoro gli anni ’50.

C’era quel misto di sano maschilismo e sfrontatezza che ti faceva fare qualunque cosa: potevi palpare il culo alle tue colleghe senza essere accusato di stalking, potevi fumare ovunque ed eri considerato figo: fumare era non solo accettato pubblicamente, ma caldamente raccomandato da medici e star del cinema. E poi i colori: erano così morbidi, caldi e desaturati, e non dovevi perdere tempo a preoccuparti di abbinare i colori, o a chiederti se davvero blu e nero possano stare insieme, oltre che sulla maglia dell’Inter.

Ma soprattutto, le pubblicità erano fantastiche: i pubblicitari facevano un po’ quel cazzo che gli pareva. Erano folli liberi di sperimentare e fare qualsiasi cosa gli venisse in mente, senza il timore dell’Agi.Com, dell’Adusbef, del Vatic.Ano, delle casalinghe di Voghera o del cliente. Il quale tendo ad immaginarlo come un ricco, rotondo, paffuto maialetto disposto a tutto pur di vendere e di fare pubblicità ai propri prodotti. Un po’ come succede oggi con i social media: nessuno ci capisce un cazzo, ma tutti li vogliono e sono disposti a spendere.

Dai, sul serio. Cosa pensate succederebbe oggi se uscisse una cosa del genere?

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